domenica 13 aprile 2014

Pagano solo i piccoli Manager, 65mila euro in meno di stipendio. I nomi e i tagli. Video

Da Gabrielli a Franco, da Marabelli a Catania, ecco quanto lo stato risparmierà dal taglio dei compensi


Ultimo mese di super stipendi per i dirigenti pubblici. Nel Def, infatti, è fissato a 238mila euro, cioè tanto quanto guadagna il presidente della Repubblica, il loro compenso annuo. Una sforbiciata che però, secondo quanto rivela il Messaggero, potrebbe essere solo l'antipasto. Il decreto legge sull'Irpef in arrivo prevederebbe un'ulteriore taglio per le retribuzioni d'oro dei funzionari della Pubblica Amministrazione. 

LE IPOTESI - Sono due le ipotesi a cui sta lavorando Palazzo Chigi. La prima prevede un prelievo del 6% per gli importi superiori a 90mila euro lordi e del 18% per quelli che superano i 180mila euro l'anno. La seconda si baserebbe invece su tagli progressivi a partire dagli stipendi sopra quota 70 mila euro l'anno. Obiettivo del governo è di incassare in tutto due miliardi di euro. La metà dei quali verrebbe utilizzata per garantire il turnover nella PA e effettuare nuove assunzioni. Per ora si tratta soltanto di ipotesi. Di certo c'è che direttori, segretari generali di ministeri, vertici dalle autority da un giorno all'altro perderanno almeno un quinto dello stipendio.

NOMI E TAGLI - Così il Ragioniere generale dello Stato Daniele Franco, il dg dell’Inps Mauro Nori, il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella e quello dell’Agcom Marcello Cardani che oggi si mettono in tasca 302.900, dovranno rinunciare a 65mila euro. Qualcosa di meno perderà il capo della Polizia Alessandro Pansa che oggi guadagna 301.344, il segretario generale della Farnesina Michele Valensise e il capo di gabinetto del Viminale, Luciana Lamorgese che hanno uno stipendio di 301.320 euro.

A palazzo Chigi, secondo la Stampa, su 32 super manager, solo il Capo della Protezione civile Franco Gabrielli, sfora il nuovo tetto con uno stipendio di 296 mila euro. Tutti gli altri oscillano tra 200 e 218 mila. Al Tesoro, oltre a Franco, dovranno "tirare la cinghia" anche il Direttore generale Vincenzo La Via (293 mila euro di stipendio annuo), mentre il dg delle Finanze Fabrizio Pecorella (279.148) e il capo del dipartimento Amministrazione generale Giuseppina Baffi (279.780) perderanno solo 40mila euro. Al ministero dell’Agricoltura sforano Gianluca Maria Esposito, capo dipartimento Politiche competitive e qualità (274.647), Giuseppe Blasi, capo dipartimento Politiche europee (274.679),Francesco Ruffo Scaletta (presidente agenzia sviluppo ippico, 251.679), Giuseppe Cacopardi (capo dipartimento Sviluppo rurale, 248.551), oltre a Mario Catania (in aspettativa in quanto eletto in Parlamento, 242.624 euro) e Giuseppe Serino, che sino all’anno passato guadagnava ben 293.364 euro l’anno. Poi è finito indagato nell’ambito di inchiesta su mazzette e mozzarelle ed è andato in pensione. Tra i fuori quota, quando ministro era Nunzia di Girolamo, anche il capo di gabinetto del dicastero, Michele Corradino (293.370). Al ministero della Salute il capo dipartimento Sanità pubblica Romano Marabelli viene pagato con 277.448 euro. Dietro di lui il capo programmazione sanitaria Filippo Palumbo (244.451 euro) e il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Fabrizio Oleari (242.911). Al ministero di Grazia e giustizia sono in 4 i "fuori quota", alla Farnesina due, e allo Sviluppo solo una:Sabina de Luca, capo dipartimento coesione, soprannominata anche "la signora dei fondi europei" che prende 262.400 euro.

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